È il modello a cui spesso, in maniera non particolarmente corretta, si fa riferimento quando si parla di azionariato popolare con le allusioni alle grandi realtà di Barcellona, Real Madrid, Osasuna e Bilbao. Sebbene infatti la struttura associativa di queste società sia sopravvissuta alla riforma degli anni ’90 che ha introdotto l’obbligo a trasformarsi da associazioni in “SAD”, società sportive per azioni, per far fronte alla necessità di nuove risorse, il peso degli associati di questi club è diverso per la presenza di alcune norme che impongono una responsabilità diretta ai vertici dirigenziali(presidente) che sono garanti, e hanno l’obbligo di intervenire su eventuali ammanchi, nel bilancio. Un fattore che sposta il vero potere decisionale in un gruppo ristretto di persone ma che in ogni modo lascia spazio ai soci di minoranza di intervenire nei processi decisionali attraverso mozioni e facoltà di convocazione di assemblee straordinarie(come accaduto al Barcellona con lo stop al cambio dello stemma nel corso dell’ultima stagione) o di incidere concretamente nelle decisioni fondamentali per le società(come accaduto all’Osasuna dove i tifosi hanno potuto votare il design nel nuovo stadio).

Diverso il discorso per i club rifondati, a seguito di dei fallimenti degli ultimi 20 anni, sul modello precedente alla riforma delle SAD, che rientrano nella categoria del ‘futbol popular’ spagnolo dove il principio di ‘una testa, un voto’ è rispettato e il club appartiene di fatto ai soci ed è controllato dagli stessi.( Fasfe Wanderers, el fútbol del pueblo)

Video: EL FÚTBOL POPULAR EN ESPAÑA | Rafael Escrig

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