Tifosi e Partecipazione attiva: le differenze tra partecipazione popolare / azionariato popolare / azionariato diffuso / crowdfunding dei tifosi

Un post sintetico per dare l’ennesima, ma quanto mai necessaria, chiave di lettura per comprendere le diversità tra le differenti definizioni: partecipazione popolare / azionariato popolare / azionariato diffuso / crowdfunding dei tifosi, per cogliere le differenze e comprendere le dinamiche di effettiva partecipazione dietro le varie iniziative che di volta in volta spuntano nel contesto sportivo italiano. La chiave di lettura deve essere la presenza o meno di processi decisionali democratici: tutti i tifosi sono uguali e hanno gli stessi diritti di voto, nessuno ha più influenza di altri, i processi decisionali avvengono attraverso il confronto tra gli associati che decidono a maggioranza. Confronto e democrazia stimolano la partecipazione attiva e innescano un processo di responsabilizzazione del tifoso.

 

Associazione di tifosi: veicolo attraverso il quale i tifosi si danno un’organizzazione strutturata e organica per sviluppare un percorso di partecipazione attiva. Lo scopo sociale primario è quello di creare una voce rappresentativa della tifoseria per instaurare un dialogo con il club ed essere attivamente coinvolti nei processi decisionali, attraverso un’associazione o cooperativa, che, assicurata un’ampia democraticità interna e ispirata a particolari principi guida, si fa portavoce degli interessi dei tifosi e svolge un ruolo di controllo su tutti gli aspetti della gestione del club, sebbene senza interferenza sugli aspetti tecnici della squadra(giocatori, allenatori, staff tecnico).

 

Club a partecipazione popolare: una società sportiva sotto forma di Associazione sportiva in cui ogni associato ha un solo voto a prescindere dal contributo che versa: ‘una testa, un voto’; oppure: una Società Sportiva sotto forma di Società a Responsabilità Limitata(Srl) o Società per Azioni(Spa) in cui la Società è partecipata per la totalità delle quote, o almeno dal 50% +1, da una Associazione di tifosi regolata dal principio ‘una testa, un voto’. Massima democraticità e partecipazione. E’ quanto avviene nel modello tedesco, nei Supporters’ Trust inglesi, nei club di Futbol Popular dilettantistici spagnoli e in qualche caso in quelli professionistici con il modello dei Socios. Per approfondire Tifosi e partecipazione popolare: i modelli diffusi in Europa.

 

Azionariato Popolare: definizione abusata e usata, spesso incorrettamente, per propinare forme non democratiche di pseudo-partecipazione dei tifosi. L’unico vero Azionariato popolare si ha con: una Società Sportiva sotto forma di Società per Azioni(Spa) in cui ciascun socio può acquistare una sola azione(o più azioni purchè tutti abbiano lo stesso quantitativo) e tutte le quote sono diffuse tra la base, in questo caso però viene meno il principio di apertura a tutti: essendo le quote di una socetà per azioni una quantità limitata non consentono alla maggior parte dei tifosi che compongono la base di partecipare attivamente. Parlare di ‘azionariato popolare’ per una Società Sportiva Dilettantistica è inoltre assolutamente errato: le Srl non hanno ‘azioni’ ma ‘quote’ societarie, quindi usare questa definizione è fuori luogo. Esempio: società il cui capitale sociale è suddiviso in 100 quote da un euro e conta 100 soci ciascuno con una azione. Solo questa soluzione è definibile con Azionariato popolare vero e proprio(e democratico ma co le limitazioni alla partecipazione di tutti i tifosi come accennato), tutte le altre combinazioni ricadono nell’Azionariato diffuso o nella partecipazione diffusa. No democraticità, scarsa partecipazione. Per approfondire Azionariato popolare vs vera partecipazione popolare.

 

Azionariato diffuso o partecipazione diffusa: una Società Sportiva sotto forma di Società a Responsabilità Limitata(Srl) o Società per Azioni(Spa) che mette in vendita quote/azioni di diversi tagli che danno diritto di voto a seconda dell’entità della spesa, il voto pesa in funzione del numero di quote/azioni che ciascun socio possiede. Quote limitate nel numero che fanno venire meno il principio di inclusività e accessibilità a tutti. No democraticità, no partecipazione popolare.

 

Crowdfunding: operazione di raccolta fondi realizzata online che può ricadere nelle precedenti fattispecie, infatti a seconda della struttura della raccolta possono crearsi le diverse condizioni citate precedentemente. La discriminante è la struttura di voto che viene a conformarsi: se c’è ‘una testa, un voto’ allora si può parlare di partecipazione popolare. Il crowdfunding è quindi solo un particolare strumento di raccolta che può dare diversi risultati in termini di struttura organizzativa. Nulla infatti vieta il suo utilizzo da parte delle associazioni di tifosi democrticamente regolate di raccogliere fondi a nome dell’associazione(garantendo rappresentatività e processi democratici) per operare acquisizioni di club, quote o per specifici progetti. Spesso però queste raccolte fondi ricadono nelle casistiche dell’azionariato diffuso e della partecipazione diffusa(No democraticità, no partecipazione popolare) con potere e peso del voto che varia in funzione delle quote acquistate, e in alcuni casi tale potere viene addirittura meno, infatti in alcune iniziative di crowdfunding vengono create specifiche categorie di soci(cat a,b,c ecc…) che hanno diversi poteri di influenza: con il crescere del contributo, crescono i diritti di chi acquista le quote e spesso la base popolare non ha alcun potere di influenza nelle elezioni/nomine del Consiglio di amministrazione ma solo diritti residuali su specifici temi.Poiché le iniziative di crowdfunding si svolgono online ciò dà l’accesso alla raccolta a un pubblico indiscriminato e se da un lato si amplifica il potenziale pubblico da cui attingere risorse(spesso lo scopo primario a scapito della vera partecipazione popolare) dall’altro si crea un problema dal lato della motivazione che spinge all’investimento. Si pone quindi un’altra questione, essendo l’acquisto di quote/azioni un vero e proprio investimento, con annessi rischi di svalutazione della quota/azione, diluizione per effetto dei successivi aumenti di capitale, illiquidità del mercato(spesso non si possono rivendere perché non vi è un mercato vero e proprio dove possono essere scambiate), può accadere che chi investe non sia necessariamente interessato al bene del club e lo faccia per mero interesse speculativo o per partecipare a una ‘operazione simpatia’, motivazioni che non concorrono di certo a sviluppare un vero legame con club e territorio nè tantomeno un reale coinvolgimento attivo.

 

Sintesi: nella maggior parte delle situazioni chi vi sta ‘vendendo’ un azionariato popolare sta in realtà portando avanti un progetto di azionariato diffuso, punta a raccogliere risorse(infatti spesso è: in difficoltà economica, o precedente a un fallimento o alla cessione della società), ma non apre alla vera partecipazione popolare. Chi vuole sviluppare una vera partecipazione popolare di tifosi e comunità sviluppa un percorso che prevede la creazione di un contenitore associativo basato su: ‘una testa, un voto’, indipendente dal club di riferimento e da qualsiasi istituzione pubblica o privata, che deve nascere dalla spinta ‘dal basso’ di tifosi e comunità, basato su principi di uguaglianza, trasparenza e apertura tutti.

 

Ulteriori approfondimenti

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