Intervista all’associazione Millenovecentoquattro: ”Largo al cuore, alla passione, alla partecipazione disinteressata”

Intervista all’associazione USD Millenovecentoquattro di Siena che dopo un percorso di confronto partito la scorsa estate, assieme a Supporters in Campo e a diversi membri del network italiano, a Dicembre 2023 ha lanciato ufficialmente le proprie attività(qui dettagli). Dopo tre ripartenze dovute a cattive gestioni dello storico club locale, tifosi e comunità hanno deciso di compiere un passo in avanti per aver un ruolo attivo nella salvaguardia del calcio locale e sviluppare un percorso di vera partecipazione popolare democratica.

 

Contatti

Sito: https://millenovecentoquattro.it/it/home

Facebook: https://www.facebook.com/millenovecento4

Instagram: https://www.instagram.com/usd.1904/

Le problematiche del calcio italiano sono tante, tra fallimenti e mancate iscrizioni le vittime sono sempre i tifosi, perché secondo voi in questa fase storica i supporters e il loro coinvolgimento nella vita dei club possono essere una valida risposta per migliorare il nostro sport preferito?

Mi verrebbe da dire che, visto che tutti coloro che hanno comandato hanno fallito e distrutto lo sport più bello del mondo, fosse solo per statistica sarebbe giusto far provare chi non è mai stato nella stanza dei bottoni. Però vorrei argomentare di più. Nel calcio, in questo calcio, oggettivamente i tifosi – generalizzando – sono la parte migliore del contesto; di gran lunga migliore. Per cui, per dare un minimo di speranza ad un sistema in agonia, largo al cuore, alla passione, alla partecipazione disinteressata: peggio di sicuro non andrebbe.

 

Da dove parte la vostra avventura al seguito del Siena FC e perché nasce la vostra realtà?  Quali le tappe più importanti?

La nostra avventura parte da una idea (confusa) di qualche mente “apocalittica” che, subito dopo il fallimento del Siena di Mezzaroma (si era in Serie B), intuì che avremmo imboccato un sentiero doloroso, fatto di improvvisati, malfattori e border-line. Il progetto restò tuttavia una utopia, fino a quando, la scorsa estate, siamo arrivati alla terza chiusura, con conseguente ripartenza dalla Eccellenza. Il caso volle che proprio una mail di SinC rappresentò la miccia che innescò l’avvio dell’iter di formazione di Millenovecentoquattro. Dapprima abbiamo sondato l’umore della piazza e dei tifosi, poi abbiamo fatto qualche incontro per spiegare cosa fosse una associazione di tifosi, quindi abbiamo formulato una richiesta di potenziale disponibilità a partecipare attivamente ad un gruppo minimo di tifosi. Infine, a fine anno, la presentazione ufficiale.

 

Il vostro progetto punta a coinvolgere il maggior numero di appassionati possibile per avere una voce rilevante nelle questioni chiave che coinvolgono il club: come è stato sviluppato finora e come pensate di ampliarlo?

Il nostro percorso è ancora agli inizi. Il nostro primo obiettivo è non sbagliare, ovvero sbagliare il minimo possibile. Per cui largo ad una comunicazione trasparente, all’inclusività più estrema, all’ascolto attivo delle richieste e dei suggerimenti provenienti dalla “base”. Non siamo schiavi dei numeri, andiamo avanti seguendo solo il fine del bene del Siena calcio: pensiamo che proprio su queste basi potremo crescere ancora.

Quale è la vostra visione del vostro ruolo? E quale Siena FC immaginate per far si che associazione, club e città sviluppino un legame unico?

La visione del nostro ruolo in questo momento è di facilitatore fra le varie istanze delle parti. Ci siamo difatti messi a disposizione per far sì che le dinamiche occulte di potere che hanno avvolto le ultime proprietà che poi ci hanno devastato non esistano più: tutto deve essere portato alla luce del sole, soprattutto i problemi di sostenibilità, qualora esistano. Ci attendiamo un Siena FC che coinvolga i tifosi nella propria vita, dato che, se ciò avvenisse, da questo legame non potrà altro che giovare godimento e vantaggio.

 

Quali sono le difficoltà che avete incontrato nello sviluppo delle vostre attività o di diffusione delle vostre idee? Di che tenore sono le relazioni finora sviluppate con il territorio, il club e le istituzioni locali?

Debbo dire che fino a questo momento non siamo incorsi in grandi difficoltà. Probabilmente la più grande è quella di dover continuamente spiegare il senso della nascita dell’associazione, gli scopi e gli obiettivi, proprio perché il modello è sempre stato in qualche modo boicottato dal sistema calcistico italiano e quindi i tifosi in primis non sono abituati a riconoscerlo. Però fino a questo momento si è sviluppata una buona consonanza di idee con il territorio, anche perché stiamo tendendo ad aggregare gli interessi di altre associazioni, specialmente di tipo sportivo.

 

Quali sono state le ultime attività e quali saranno le prossime iniziative dedicate ai tifosi che avete in programma?

Una ultimissima attività è stata quella di coinvolgere una associazione sportiva del territorio nata anni fa per la cura di ragazzi disabili nell’ambito di un match casalingo del Siena FC, che si è attivato prontamente per una giusta riuscita dell’evento. Riguardo alle prossime attività, abbiamo almeno quattro progetti interessanti che a breve potrebbero partire, ma per questioni di scaramanzia non vorrei fare spoiler. Differentemente dai chiacchieroni che da anni attraversano la nostra città, ci siamo dati la regola di non parlare fino a che una cosa non è concretamente fatta.

L’associazione Millenovecentoquattro è tra i gruppi che contribuiscono alle attività di SinC: quale è stata la vostra esperienza in questo contesto e quanto il confronto con altre realtà ha inciso sulle vostre scelte oppure ha ampliato il vostro punto di vista?

Il contatto con SinC per noi è stato fondamentale. Senza SinC non sarebbe esistita Millenovecentoquattro. Abbiamo trovato una accoglienza clamorosa, da vero spirito comunitario, di mutua assistenza. A Siena questo concetto, derivante dalle Contrade, è ben presente nelle nostre teste e molto apprezzato. Lo spirito del volontariato è vincente, se organizzato. Tutte le altre realtà con le quali siamo entrati in contatto sono state finora cortesi e soprattutto foriere di importantissimi consigli. Davvero una fortuna esserci incontrati.

Sinc è il luogo di scambio per le esperienze italiane, tramite questo canale avete avuto modo di instaurare rapporti duraturi tra altre associazioni partecipanti, quali e in quali situazioni? Quanto il confronto vi ha consentito di apprendere soluzioni ed idee valide anche nel vostro contesto?

Il confronto per ora è stato fondamentale per il nostro percorso. Ci hanno fatto particolarmente piacere i racconti degli errori fatti dalle altre associazioni, dato che dalla analisi delle loro cause si impara a non replicarli. In generale, suggerirei anzi a SinC di accentuare questa tendenza alla informazione soprattutto nella fase di start-up di nuove entità, vista la grande qualità dei soci, la forte disponibilità al dialogo e l’esperienza in gioco.

 

Quali credete siano le sfide future per l’intero movimento, dove sta riuscendo ad incidere la voce dei tifosi e dove invece è necessario secondo voi intervenire per migliorare il nostro apporto al calcio?

Pensiamo che il coinvolgimento sempre più esteso del movimento delle associazioni sia probabilmente l’ultima opzione di vita per il nostro calcio. Se l’Italia vuole davvero seguire modelli vincenti di sostenibilità, allora questa è la strada da seguire. Il tifoso, nonostante il sistema abbia fatto di tutto per annichilirlo, è ancora la base del sistema, per cui deve rendersi conto che fare lo spettatore passivo non basta più. Se si ha a cuore la sorte della propria squadra, bisogna alzare il culo e bisogna alzarlo in un modo nuovo, spesso contrario a quanto fatto finora. Bisogna intervenire in alto, nel mondo della politica, facendo sì che esso imponga nuove leggi che facciano da veicolo ad un vero ingresso dei tifosi nella vita dei club, sul modello tedesco.

Cogliamo l’occasione per ringraziare il direttivo di SinC, nello specifico Stefano e Fabio che sin dall’inizio ci hanno dato supporto materiale per l’avvio della nostra avventura. Il nostro sogno, quando saremo più grandi e coscienti di quanto stiamo facendo, è di poter in parte restituire anche solo in minima parte quanto ci è stato offerto senza alcuna richiesta di ritorno.

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