A chi aspetta il “salvatore della patria”: la categoria si conquista partecipando, non pretendendo.

A chi aspetta il “salvatore della patria”: la categoria si conquista partecipando, non pretendendo.

Nel calcio dei proclami e dei fallimenti ciclici, sentiamo risuonare troppo spesso le solite frasi fatte: “Portateci dove meritiamo”, “Questa piazza merita altre categorie”. Ma cos’è che determina davvero il “merito” di una città o di una tifoseria? La storia calcistica? Il numero di abitanti? O forse la capacità del territorio di proteggere e valorizzare il proprio patrimonio sportivo?

La verità è più complessa e, a volte, scomoda: un club sportivo è lo specchio della comunità che lo circonda.

Quando le cose vanno male, quando ci si ritrova impantanati nelle categorie inferiori o di fronte all’ennesimo fallimento, la colpa non è solo della sfortuna o del “presidente di turno”. Spesso la responsabilità è di un territorio che ha preferito delegare in bianco, preferendo le promesse di avventurieri e affaristi della domenica alla fatica di costruire un progetto solido, trasparente e condiviso.
Celebrare la “presunta forza” di una città sui social network o sui gradoni non basta più se poi, nei fatti, si ignora che quei venditori di fumo prosperano proprio dove c’è vuoto di partecipazione e totale mancanza di controllo da parte della base.

Il cambio di mentalità necessario
Se vogliamo davvero “le categorie che meritiamo”, dobbiamo smettere di essere clienti passivi che aspettano un mecenate da spremere e poi contestare. Dobbiamo diventare protagonisti.
•Basta deleghe in bianco: Chi arriva promettendo la Serie A senza un piano sostenibile va guardato con sospetto, non osannato.
•Responsabilità collettiva: Se il tessuto economico e sociale di una città non risponde, significa che il club non è percepito come un bene comune, ma come il giocattolo di un singolo.
•Partecipazione attiva: Il tifo organizzato, la partecipazione attiva e il coinvolgimento della comunità sono gli unici veri anticorpi contro il calcio d’affari.

La dignità di una piazza non si misura dalla categoria in cui milita, ma dalla capacità dei suoi tifosi di difenderla, di partecipare attivamente alla sua gestione e di dire “No” a chi vuole usare i nostri colori per interessi personali.

Non aspettare che qualcuno ti porti dove meriti. Sostieni, partecipa, vigila. Il club sei tu.

Una serie approfondimenti per comprendere filosofia, esperienze di riferimento, strumenti che abbiamo e casi di successo:

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