La “Proposition de loi relative à l’organisation, à la gestion et au financement du sport professionnel”, approvata definitivamente dal Parlamento francese il 21 luglio 2026, segna un passaggio istituzionale di svolta nel diritto sportivo francese. In un contesto caratterizzato dalla crescente finanziarizzazione dei club e dall’ingresso di fondi d’investimento, l’intervento legislativo ridisegna la governance fornendo per la prima volta un riconoscimento legale vincolante al ruolo dei tifosi, elevandoli da meri spettatori a veri e propri stakeholder delle istituzioni sportive.

La riforma nasce per rispondere alle recenti crisi strutturali e finanziarie che hanno colpito lo sport professionistico transalpino, in particolare il calcio, a seguito della controversa gestione dei diritti TV e della crescente presenza dei fondi di private equity. Per garantire stabilità ed etica all’intero sistema, il testo introduce garanzie di trasparenza e controllo senza precedenti: rafforza la vigilanza contabile sui club e sulle leghe commerciali da parte della Corte dei conti (Cour des comptes), inasprisce le regole contro i conflitti di interesse e la multiproprietà dei club e introduce una stretta sulla professione degli agenti sportivi per tutelare i giovani atleti. Contestualmente, la legge dota l’Arcom (l’autorità di regolamentazione della comunicazione) di poteri d’intervento in tempo reale per oscurare le trasmissioni pirata durante gli eventi in diretta, istituisce un quadro normativo dedicato allo sviluppo e alla solidarietà finanziaria per le leghe femminili e impone controlli di onorabilità e casellario giudiziale per tutti i dirigenti e dipendenti delle federazioni e delle leghe.

Dopo il Football Governance Act, che con le prerogative assegnate al nuovo Independent Football Regulator di garantire alle organizzazioni di tifosi un ruolo consultivo strutturale nella definizione delle politiche di governance del calcio inglese(qui Dalla Fan-Led Review all’Independent Football Regulator: come i tifosi si stanno riprendendo spazio nel calcio inglese), anche in Francia lo Stato sta intervenendo per riconoscere ai tifosi un ruolo di attori-attivi nel riconoscimento dei club sportivi come beni comuni.

Per approfondire le diverse forme di coinvolgimento attivo dei tifosi diffuse in Europa:

In attesa dell’emanazione dei decreti attuativi specifici necessari per l’applicazione delle singole misure, una serie di aspetti di assoluta rilevanza per il ruolo che avranno i tifosi e le organizzazioni di tifosi che propongono modelli di governance democratica in questo nuovo quadro legislativo.

Cosa c’è di nuovo? Il cambio di passo legislativo

Rispetto al passato, in cui il confronto con i tifosi era lasciato alla discrezionalità dei singoli club o confinato alla sola gestione dell’ordine pubblico, la nuova legge applica tre grandi novità:

  • Obbligo legale di consultazione (art. L. 224-2-1 del Codice dello sport): impone alle federazioni sportive e alle leghe professionistiche l’obbligo giuridico di consultare regolarmente le associazioni dei tifosi prima di adottare decisioni strutturanti (orari dei match, calendari, prezzi, politiche d’accoglienza e trasferte).
  • Superamento della visione unicamente “securitaria”: il tifoso non viene più considerato solo una variabile di pubblica sicurezza o di polizia, ma un attore centrale della vita democratica ed economica dello sport.
  • Tutela della governance e della partecipazione popolare: viene formalmente riconosciuta la spinta verso la democratizzazione dei club, tutelando sia la partecipazione al capitale (modelli “socios”) sia forme di gestione cooperativa come le SCIC (Société coopérative d’intérêt collectif).

Come avviene il riconoscimento formale degli interlocutori

Per poter sedere ai tavoli ufficiali con leghe e federazioni, le associazioni non possono essere gruppi informali: la legge stabilisce requisiti trasparenti e autorità ben definite preposte al loro riconoscimento formale.

Categoria di associazione Requisiti ufficiali di legge Autorità preposta al riconoscimento formale
Associazioni dei tifosi tradizionali Associazioni di portata nazionale (Loi 1901) con statuti conformi ai principi di trasparenza e prevenzione della violenza. Il prefetto (Préfecture): rilascia l’autorizzazione prefettizia (agrément préfectoral) previa verifica dei requisiti di sicurezza e assenza di condanne/DASPO tra i dirigenti.
Associazioni di partecipazione popolare (“socios”) Raggruppamenti il cui oggetto statutario esplicito prevede la partecipazione democratica alla governance, alla gestione o al capitale del club. Lega professionistica e federazione: accreditano l’associazione a seguito del deposito ufficiale dello statuto e della verifica della quota/rappresentanza nel club.
Associazioni di impegno sociale Organizzazioni attive nella lotta contro le discriminazioni (razzismo, omofobia, violenza di genere) e nella promozione dei valori dello sport. Il Ministero dello Sport: concede l’accreditamento ministeriale (agrément national) o il riconoscimento di utilità pubblica, spesso in raccordo con l’INS (Instance nationale du supportérisme).

I passaggi che richiedono un decreto attuativo (Décret)

La legge fissa i principi di base, ma rimanda la definizione pratica a specifici decreti attuativi (Décrets en Conseil d’État o decreti ministeriali). Senza di essi, le singole norme non potranno essere pienamente operative.

Punti chiave in attesa di decreto attuativo:

  1. Modalità e frequenza delle consultazioni dei tifosi (Art. L. 224-2-1 / Art. 3):
    • Cosa dice la legge: stabilisce che le associazioni autorizzate debbano essere consultate regolarmente.
    • Cosa stabilirà il decreto: definirà la periodicità minima degli incontri (es. semestrale o annuale), la procedura formale di convocazione, l’ordine del giorno minimo e le modalità di verbalizzazione dei pareri forniti dalle associazioni.
  2. Criteri per l’ottenimento dell’autorizzazione prefettizia (Agrément):
    • Cosa dice la legge: le associazioni di tifosi tradizionali devono essere riconosciute dal prefetto.
    • Cosa stabilirà il decreto: fisserà i requisiti amministrativi e di trasparenza finanziaria esatti che le associazioni devono soddisfare per ottenere e rinnovare l’autorizzazione.
  3. Criteri di rappresentatività per la partecipazione popolare e le associazioni di “socios”:
    • Cosa dice la legge: riconosce i raggruppamenti con finalità di partecipazione democratica.
    • Cosa stabilirà il decreto: definirà le soglie minime di aderenti o di quota societaria necessarie perché un’associazione di “socios” sia accreditata a livello di lega/federazione come interlocutore ufficiale.
  4. Integrazione nei comitati consultivi federali e di lega:
    • Cosa dice la legge: impone l’apertura degli organismi di dialogo alle associazioni sociali e anti-discriminazione.
    • Cosa stabilirà il decreto: determinerà le modalità di designazione dei rappresentanti di queste associazioni all’interno delle commissioni e degli organi consultivi creati da federazioni e leghe.

Partecipazione popolare e modello cooperativo (SCIC)

Un punto centrale emerso nel dibattito parlamentare riguarda la struttura proprietaria delle società sportive:

  • Il modello SCIC (Société coopérative d’intérêt collectif): già previsto dall’art. L. 122-2 del Codice dello sport, la SCIC è la forma giuridica che permette la gestione cooperativa di un club basata sul principio “una testa, un voto”, consentendo la coesistenza di tifosi, enti locali, dipendenti e investitori privati negli organi amministrativi.
  • L’integrazione nella riforma: la nuova legge non obbliga le società professionistiche a trasformarsi in cooperative, ma integra ufficialmente i raggruppamenti di “socios” nel dialogo di lega. In questo modo, la partecipazione popolare viene protetta da tentativi di ostacolo burocratico da parte delle proprietà dei club e viene incentivato l’uso del modello cooperativo per garantire stabilità e radicamento territoriale.

Nel complesso una buona iniziativa che non pone vincoli particolari, lascia discrezionalità alla forma associativa da adottare alle organizzazioni di tifosi ma, soprattutto, istituzionalizza tavoli condivisi dove futuri progressi potranno essere concertati con tutti gli stakeholders del calcio, tifosi inclusi.

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