Il 12 agosto scorso è arrivata la pronuncia definitiva del Bundeskartellamt (l’Antitrust tedesca) che ha stabilito che la norma del 50+1, che consente in deroga la partecipazione di un club alle competizioni professionistiche pur non avendo la forma legale di e.V. (eingetragener Verein), è legittima ai sensi del diritto antitrust, ma a una condizione vincolante: deve essere applicata in modo rigoroso e coerente, eliminando le eccezioni attuali.

L’Autorità ha riconosciuto che la norma limita oggettivamente la libera concorrenza economica, ma ha stabilito che tale restrizione è giustificata dall’obiettivo superiore di preservare il carattere associativo e democratico del calcio tedesco(esempio di come la partecipazione popolare e l’attivismo possano convivere con la sostenibilità). Tuttavia, ha emesso un monito severo alla DFL (la lega calcistica), indicando alcuni club specifici che presentano “deficit di attuazione” incompatibili con la validità legale della regola. In particolare:

  • RB Lipsia (Mancanza di partecipazione): L’Autorità ha stabilito che avere solo una ventina di soci con diritto di voto (tutti legati a Red Bull) svuota di senso il principio democratico. Al club viene richiesto di aprire concretamente l’iscrizione e il diritto di voto al pubblico, altrimenti la struttura societaria rappresenta un’elusione inaccettabile della regola.
  • Bayer Leverkusen e VfL Wolfsburg (Le deroghe storiche): Il Cartel Office ha confermato che le eccezioni concesse alle squadre aziendali non sono più sostenibili sul lungo periodo. Anche se in passato si era discusso di compromessi finanziari (tasse di solidarietà), la pronuncia evidenzia che, in linea con le recenti giurisprudenze europee, i privilegi perpetui senza scadenza non sono giustificabili. In futuro, persino questi club dovranno rientrare sotto il controllo delle associazioni madri.
  • Hannover 96 (Il caso del voto ribelle): L’Antitrust ha criticato duramente l’inerzia della DFL nel caso di Martin Kind. Nel dicembre 2023, la dirigenza dell’Hannover ha votato a favore dell’ingresso di fondi privati nella lega, violando l’esplicita direttiva contraria dell’associazione dei tifosi. L’Antitrust ha precisato che la DFL ha l’obbligo di far rispettare le istruzioni delle assemblee dei soci, altrimenti il 50+1 diventa una farsa.

L’intervento del Bundeskartellamt ha certificato la legittimità della regola del “50+1”, blindandola contro futuri ricorsi legali su richiesta della stessa lega calcistica (DFL), ma ne subordina la sopravvivenza all’eliminazione delle disparità interne. La pronuncia chiarisce che proteggere la tradizione sportiva non autorizza a falsare la concorrenza tra i club all’interno dello stesso campionato.

Legittimità della Vereinsdemokratie L’Antitrust ammette che impedire ai grandi investitori di acquisire il controllo operativo di un club limita la libera concorrenza. Tuttavia, giudica questa restrizione perfettamente legale sia per il diritto tedesco che europeo poiché persegue un interesse superiore: proteggere il carattere associativo dello sport (la democrazia del club) e garantire il coinvolgimento dei tifosi, mettendoli al riparo da speculazioni o derive legate alle multiproprietà.

Il nodo delle deroghe storiche Il punto di rottura sollevato dall’agenzia riguarda le eccezioni. Consentire a club come Bayer Leverkusen e Wolfsburg di aggirare la regola, solo perché sostenuti da oltre vent’anni da enormi conglomerati (Bayer e Volkswagen), crea una disparità commerciale ingiustificata. L’Antitrust avverte che il 50+1 regge in tribunale solo se applicato in modo uniforme: mantenere queste esenzioni mina la validità giuridica dell’intero sistema.

L’anomalia del RB Lipsia Il caso del Lipsia espone una falla diversa. Pur non godendo della deroga temporale, il club rispetta la regola solo sulla carta, chiudendo l’ingresso ai soci e limitando il diritto di voto a poco più di un migliaio di persone legate a Red Bull. Tollerare la violazione del principio di “accesso aperto”, richiesto alle associazioni no-profit in Germania, rappresenta esattamente il tipo di disuguaglianza normativa che l’Antitrust ha chiesto alla DFL di risolvere per evitare l’abbattimento della regola in tribunale.

Nel 2023, la lega calcistica tedesca (DFL) e il Bundeskartellamt (l’Antitrust tedesca) avevano definito le condizioni per chiudere il contenzioso sulla conformità della regola del 50+1 alle leggi sulla concorrenza. L’accordo si articolava sui seguenti punti:

  • Blocco delle nuove esenzioni: La DFL ha stabilito l’abolizione definitiva della norma che permetteva a un investitore di richiedere il controllo del club dopo 20 anni di sostegno finanziario ininterrotto e sostanziale. Nessun nuovo club potrà più beneficiare di questa scappatoia.
  • Tutela delle deroghe storiche (Grandfathering): Ai club già esentati (Bayer Leverkusen e VfL Wolfsburg) è stato permesso di mantenere il loro status aziendale. (L’Hoffenheim era originariamente in questo gruppo, ma il proprietario Dietmar Hopp ha restituito volontariamente la maggioranza dei diritti di voto all’associazione dei tifosi nel 2023).
  • Compensazioni e obblighi per gli esentati: Per bilanciare il vantaggio competitivo di avere alle spalle un colosso industriale, Leverkusen e Wolfsburg sono ora obbligati a versare contributi di solidarietà aggiuntivi. Inoltre, devono implementare misure vincolanti per garantire maggiore trasparenza e un maggiore coinvolgimento dei tifosi nei processi decisionali, pur senza cedere la maggioranza dei voti.

Sebbene la DFL avesse inizialmente proposto quel “pacchetto di compromesso” (stop a nuove eccezioni, contributi di solidarietà e garanzie di partecipazione per i club già esentati), la decisione ufficiale dell’agosto 2026 ha chiarito che tale soluzione potrebbe non essere sufficiente dal punto di vista del diritto europeo.

Gli elementi chiave emersi dalla sentenza definitiva che correggono il quadro sono:

  • Nessun salvataggio definitivo (Grandfathering in bilancio): L’Antitrust ha giudicato che le tutele del status quo per i club aziendali (come Bayer Leverkusen e Wolfsburg) e le loro eccezioni storiche continuano a sollevare forti perplessità. L’autorità ha stabilito che, per rispettare la legge sulla concorrenza, la situazione sul lungo termine dovrà portare a condizioni paritetiche, in cui le associazioni dei soci abbiano un’influenza paragonabile a quella degli altri club della Bundesliga. Non basta quindi un “contributo di solidarietà” per giustificare privilegi perpetui.
  • Non è un accordo chiuso calato dall’alto: Il Bundeskartellamt non ha imposto diktat o scadenze rigide, ma ha scaricato la palla direttamente sulla DFL e sui club, lasciando alla lega l’onere di riformare i propri statuti per garantire un’applicazione rigorosa e non discriminatoria della regola, mettendo sotto torchio non solo i club con le eccezioni storiche, ma anche il Lipsia (per l’accesso chiuso ai soci) e l’Hannover 96 (per la gestione opaca dei voti).

In sintesi: il compromesso proposto in passato dalla lega serviva a congelare la situazione, ma la pronuncia definitiva dell’Antitrust ha stabilito che la coesistenza di club con privilegi permanenti resta un punto critico non del tutto risolto, esigendo ulteriori correttivi strutturali anziché semplici compensazioni economiche.

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