La storia del Bury FC rappresenta una delle vicende più drammatiche ma al contempo ispiratrici del calcio inglese recente, segnata dal passaggio dal baratro dell’espulsione dalla Football League fino a una straordinaria rinascita basata sulla mobilitazione popolare. La crisi ha avuto inizio a causa di anni di cattiva gestione e debiti accumulati sotto la proprietà di Stewart Day, che avevano ridotto il club sull’orlo del baratro finanziario prima di culminare nel dicembre 2018 con la cessione della società all’imprenditore Steve Dale per la simbolica cifra di una sterlina(Video di Copa90 sulla crisi del 2019). La gestione di Dale si rivelò disastrosa e la situazione precipitò rapidamente quando emersero pendenze fiscali insolute con il fisco britannico (HMRC) e stipendi arretrati non pagati a calciatori e dipendenti; nell’agosto del 2019, l’incapacità di dimostrare garanzie finanziarie e di trovare un acquirente affidabile in extremis ha portato all’espulsione definitiva del Bury FC dalla English Football League, un provvedimento punitivo drastico che non colpiva un club professionistico storico dai tempi del Newport County nel 1992.

Di fronte alla chiusura dello storico stadio di Gigg Lane — inaugurato nel 1885 e casa spirituale dei tifosi — e allo stato di abbandono, vandalismo e insolvenza in cui versava l’impianto, i sostenitori hanno scelto di non arrendersi al lutto sportivo e hanno fondato un club fenice denominato Bury AFC, iscrivendolo immediatamente nelle serie regionali dilettantistiche della North West Counties Football League per mantenere vivo il calcio nella comunità e preservare l’identità del club. Mentre il Bury AFC muoveva i suoi primi passi agonistici riscuotendo grande affetto e partecipazioni di pubblico record per la categoria, la struttura di Gigg Lane è finita ufficialmente in amministrazione giudiziaria rischiando seriamente la frammentazione e la vendita a scopi di speculazione edilizia; tuttavia, un gruppo di tifosi, appassionati e investitori locali riunitosi sotto il nome di Est. 1885, con il supporto finanziario fondamentale del tifoso benefattore Peter Alexander, è riuscito a raccogliere i fondi necessari per riscattare l’indebitamento e acquistare sia lo stadio sia il prezioso marchio storico tra il 2021 e il 2022, ponendo le basi per il ritorno a casa.

L’ultimo grande ostacolo strategico ed emotivo da superare era rappresentato dalla delicata divisione venutasi a creare tra i sostenitori della nuova squadra creata da zero e la vecchia struttura societaria radicata nel passato, una frattura ricomposta nel maggio del 2023 quando i soci di entrambe le fazioni hanno votato a schiacciante maggioranza per la storica fusione tra la Shakers Community Society e la Bury FC Supporters’ Society, riunendo finalmente sotto un’unica entità la tradizione, lo stadio e la squadra per restituire alla città il suo vero Bury FC. Un altro esempio significativo di come tifosi e imprenditori locali, animati da una genuina passione per il club locale, possano cooperare insieme per il bene di club e comunità.

Sul piano sportivo e competitivo, dopo una scalata trionfale attraverso le leghe regionali coronata dalla vittoria del campionato di Northern Premier League Division One West all’ottavo livello e dai successi nei playoff, attualmente il Bury FC milita con ambizione nella Northern Premier League Premier Division(stessa divisione del FC United of Manchester), che corrisponde al settimo livello della piramide calcistica inglese, trascinato da una media di spettatori a Gigg Lane superiore a quella di molti club professionistici di categoria superiore.

Dal punto di vista societario e giuridico, oggi il club adotta un modello all’avanguardia di proprietà collettiva e democratica basato sul sistema britannico della Community Benefit Society, operando legalmente come Football Supporters’ Society of Bury Limited. Si tratta di un modello interamente fan-owned in cui la proprietà non appartiene a un singolo magnate ma è detenuta al cento percento dai tifosi e dai membri della comunità locale attraverso quote di partecipazione popolare aperte a chiunque voglia contribuire. Questa forma giuridica senza scopo di lucro impedisce categoricamente che il club possa essere ceduto in futuro per finalità di speculazione personale o immobiliare, vincolando per statuto ogni eventuale surplus finanziario a un reinvestimento integrale nella squadra, nel miglioramento continuo dello stadio di Gigg Lane e nello sviluppo di importanti progetti sociali sul territorio. La governance unisce sapientemente la gestione operativa quotidiana affidata a manager e professionisti di settore a un controllo rigidamente democratico in cui ogni socio esprime un voto indipendentemente dall’entità del proprio contributo finanziario, eleggendo direttamente il consiglio di amministrazione per garantire che la voce della comunità e dei tifosi rimanga sempre al centro assoluto di ogni decisione strategica.

Per approfondire:

Progetti sociali e impatto sul territorio

Attraverso il braccio caritatevole del club, il Bury FC Community Trust, la rinascita della società è andata ben oltre il rettangolo verde, trasformando lo stadio di Gigg Lane e le strutture annesse in un vero e proprio hub polifunzionale per la comunità. Tra i principali progetti sociali sviluppati figurano:

  • Inclusione e benessere psicofisico: Programmi mirati a migliorare la salute fisica e mentale dei residenti di ogni età, contrastando l’isolamento sociale e offrendo attività sportive aperte a tutti (inclusi calcio giovanile, femminile, per disabili e camminato).
  • Educazione, formazione e occupazione: Iniziative educative e di apprendistato in collaborazione con college locali per favorire lo sviluppo di competenze professionali, migliorare la rendita scolastica e accrescere l’occupabilità dei giovani del distretto.
  • Prevenzione del disagio giovanile: Percorsi di aggregazione e mentoring per ridurre i fenomeni di microcriminalità e il comportamento antisociale nelle aree periferiche.
  • Spazi polivalenti e supporto d’emergenza: La riqualificazione di Gigg Lane non serve solo per le partite, ma ospita corsi di formazione per adulti, spazi di coworking e uffici condivisi, un bar/caffè comunitario e persino interventi umanitari immediati (come accaduto a supporto della crisi in Ucraina), confermando la vocazione sociale e inclusiva della nuova proprietà popolare.

 

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