Intervista all’APS L’Unionista: ‘L’unica alternativa allo svuotamento degli stadi, alla trasformazione del calcio europeo a puro entertainment è la partecipazione attiva dei tifosi nella vita dei club’
(da: supporters-in-campo.it) Due chiacchiere con gli amici de ‘L’Unionista’ APS, associazione di tifosi del Venezia FC, nata da circa due anni con lo scopo di promuovere un percorso di partecipazione attiva e di responsabilizzazione della fanbase locale. Nonostante la giovane età già molto attiva e presente sul territorio.
I loro riferimenti sul web:
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61551601560503
Instagram: https://www.instagram.com/lunionistaofficial/
Sito: lunionista.com
‘L’unica alternativa allo svuotamento degli stadi, alla trasformazione del calcio europeo a puro entertainment è la partecipazione attiva dei tifosi nella vita dei club’
Le problematiche del calcio italiano sono tante, tra fallimenti, mancate iscrizioni, gestioni approssimative e lontane dalle comunità locali. Le vittime sono sempre i tifosi, perché secondo voi in questa fase storica i supporters e il loro coinvolgimento nella vita dei club possono essere una valida risposta per migliorare il nostro sport preferito?
Il calcio italiano ma anche tutto il calcio europeo, se escludiamo la Premier League, sta vivendo un momento storico di grosse difficoltà. I diritti televisivi non bastano più per coprire i costi di gestione di una società di alto livello.
I player del mercato calcistico sono ormai i fondi di investimento arabi, asiatici e americani.
In questo contesto la frattura tra “gestione economica “ dei club e identità territoriale, tifosi e storia è sempre più marcata.
L’unica alternativa allo svuotamento degli stadi, alla trasformazione del calcio europeo a puro entertainment è la partecipazione attiva dei tifosi nella vita dei club.
Se il modello spagnolo o tedesco non possono essere replicati in Italia, è altrettanto vero che esiste la possibilità di coinvolgere le tifoserie in progetti che li rendano attori principali e non semplici spettatori.
Crediamo nella possibilità che possano nascere “organizzazioni” legalmente riconosciute capaci di entrare in società anche a costo 0 ed essere garanti della storia dei club.
Da dove parte la vostra avventura e perché nasce la vostra realtà? Quali le tappe più importanti? E se e come l’esperienza passata di Venezia United vi ha dato spunti (processo che vi ha condotto alla costituzione del gruppo)
L’Unionista nasce dall’intuizione che in città finalmente qualcosa stava cambiando.
Dopo tre fallimenti societari l’arrivo delle proprietà americane 10 anni fa, hanno riattivato un meccanismo di entusiasmo e di riscoperta del calcio in laguna.
L’entusiasmo delle promozioni in B e A, la riscoperta del valore del nostro stadio Penzo, con le partite vissute come “esperienza” domenicale, ci hanno fatto capire che con criteri nuovi e diversi si potesse far nascere un’organizzazione capace di “raccontare” nuovamente la storia calcistica del club e allo stesso tempo provare a divenirne “megafono” di istanze della tifoseria per il futuro.
L’Unionista nasce da questa Vision, sapendo che alle spalle l’esperienza di Venezia United, aveva si dimostrato un’intuizione futuristica, ma allo stesso tempo si era scontrata con un “mondo” socio culturale non ancora pronto al grande passo della public company.
L’Unionista parte proprio da un percorso inverso, conquistare la fiducia e insegnare il senso di appartenenza al club per un domani valutare altre vie di partecipazione.
Il vostro progetto punta a coinvolgere il maggior numero di appassionati possibile per avere una voce rilevante nelle questioni chiave che coinvolgono il club. Come è stato sviluppato finora e come pensate di ampliarlo?
Siamo partiti con un progetto editoriale: il Match Program ufficiale del Venezia FC. Un modo per tenere informati i tifosi Arancioneroverdi su tutto ciò che succede il giorno della partita: formazioni, statistiche, interviste esclusive e tanto altro.
Abbiamo poi deciso di strutturarci come associazione di promozione sociale per offrire ancora di più alla nostra tifoseria: eventi culturali, sportivi e conferenze di approfondimento su temi di attualità, come la presentazione del nuovo stadio, e momenti di condivisione dei nostri valori identitari, come feste e presentazioni di libri ultimo quello scritto dal nostro consigliere Manuel Listuzzi “Papà, che cos’è l’Unione?” che abbiamo promosso in esclusiva assoluta.
I nostri prossimi obiettivi saranno l’allargamento della nostra base soci, oggi comunque già oltre i 150, assieme ad una sempre più ampia condivisione delle tematiche prioritarie per il supporter Arancioneroverde attraverso assemblee pubbliche che andremo a proporre con l’obiettivo di diventare il referente formale dei tifosi nel dialogo verso la società di calcio Venezia FC e il Comune di Venezia.
Sopratutto nella vostra realtà in cui si sono alternate proprietà straniere, quanto pensate sia rilevante avere una associazione strutturata come la vostra per aiutare chi non conosce le dinamiche del territorio e il modo di vivere la passione per i vostri colori?
Uno degli obiettivi della nostra Mission è proprio quello di sensibilizzare la società Venezia FC per sviluppare assieme a loro in partnership un “marketing territoriale” che meglio rappresenti la nostra tifoseria nel rispetto dei nostri valori identitari e della nostra storia.
Quale è la vostra visione del vostro ruolo? E quale Venezia FC immaginate per far si che associazione, club e città sviluppino un legame unico?
La nostra Vision è appunto quella di diventare il punto di riferimento ufficiale e riconosciuto dei tifosi arancioneroverdi nel dialogo con il Venezia FC. In questi due anni abbiamo iniziato un percorso per farci conoscere sia dalle varie anime della nostra tifoseria che dal Venezia FC, dove abbiamo trovato ascolto fin da subito e siamo fiduciosi nei prossimi mesi di crescere ancora di più in termini di riconoscimento e credibilità della nostra associazione.
Quali sono le difficoltà che avete incontrato nello sviluppo delle vostre attività o di diffusione delle vostre idee? (locali, istituzionali). Di che tenore sono le relazioni finora sviluppate con il territorio, il club e le istituzioni locali?
Una difficoltà è stata sicuramente quella di vincere in alcuni casi uno scetticismo iniziale, ma soprattutto spiegare bene che la nostra è una attività di promozione sociale e culturale che si affianca naturalmente alla vita ordinaria dei club e del tifo organizzato senza creare alcuna sovrapposizione o di “conflitto di interessi” anzi si mette al loro servizio per diventare uno strumento con caratteristiche anche formali adatte ad affrontare e risolvere temi di pubblico interesse inerenti al calcio arancioneroverde a Venezia e nella città metropolitana.
Con le istituzioni, in particolare con Comune di Venezia, le relazioni oggi sono ottime in quanto fin da subito basate su un rapporto di collaborazione costruttiva e fattiva sulle attività che abbiamo sviluppato; ricordiamo in particolare la presentazione del nuovo “Stadio nel Bosco dello Sport” ai cittadini e ai tifosi da noi organizzato lo scorso 7 maggio al M9 a Mestre con patrocinio del Comune di Venezia (evento sold out).
Col Venezia FC il rapporto è di crescente conoscenza reciproca, a partire da un dialogo quasi quotidiano con lo SLO avviato già al nostro “anno zero” fino ai più recenti incontri in sede con la direzione sportiva, generale e commerciale utili a spiegare il nostro progetto e a mettere le basi per una futura sinergia tra le parti.
Quali sono state le ultime attività e quali saranno le prossime iniziative dedicate ai tifosi che avete in programma?
L’attività principale del 2026, che assorbirà maggiormente le nostre energie e il nostro tempo, sarà la discussione, attraverso assemblee pubbliche, con tutte le anime del tifo organizzato sul ruolo che avremo come tifoseria all’interno del nuovo Stadio attualmente in costruzione nel Bosco dello Sport a Tessera. Al fine di poter proporre, a chi otterrà la concessione per la sua gestione, una serie di spunti per renderlo una Nuova Casa con forti caratteristiche identitarie ma anche con una serie di servizi per rendere l’esperienza del tifoso arancioneroverde, prima durante e dopo la partita, confortevole e passionale (standing area, logistica trasporti accesso, locali e spazi di aggregazione “Unionisti” per caratteristiche). Per il resto confermiamo che faremo ancora altre conferenze di approfondimento su tematiche vicine ai nostri supporters, assieme a tutte le attività amatoriali sportive e le feste conviviali che nel 2025 hanno riscosso un grande successo, con oltre 700 presenze complessive di tifosi.
Siete tra i più recenti aderenti al network di Supporters in Campo, il nostro, come ripetiamo spesso, è un forum permanente dove ci si confronta, si imparare gli uni dagli altri e ci si aiuta su molteplici aspetti della vita associativa come anche nelle relazioni con club e mondo istituzionale. Cosa vi ha spinto a questo passaggio. Cosa vi aspettate di cogliere da questo nuovo percorso comune e quale tipo di esperienza pensate riuscirete a portare nel network?
Il percorso che abbiamo deciso di intraprendere nel nostro territorio è per molti di noi un’esperienza assolutamente nuova, che ci pone quotidianamente di fronte a problematiche e a dinamiche che mai avevano incontrato prima, alcune delle quali sconosciute semplicemente anche sotto il profilo della concreta operatività. Per tale motivo, quindi, abbiamo deciso di adottare un approccio per certi versi molto umile, non avendo la presunzione di far fronte a tutte le problematiche con l’arroganza di voler sapere tutto ma, al contrario, cercando l’esperienza di chi, prima di noi, ha avuto la possibilità e l’occasione di affrontare le medesime situazioni che oggi stiamo affrontando noi.
Sotto questo aspetto, il network di SinC rappresenta certamente la nostra bussola per un giusto orientamento che ci consente, grazie al continuo confronto, di gestire sia l’aspetto associativo sia quello relazionale con istituzioni e società con una certa consapevolezza.
Un aspetto molto importante, poi, è anche rappresentato dalla prospettiva che il network ci consente di avere, nel senso che l’esperienza messa a disposizione da SinC ci consente di lavorare oggi avendo già ben chiaro quello che dovrà essere il prossimo passo da fare domani. E questo è un fattore determinante per poter programmare una crescita strutturata e, soprattutto, coerente.
Democrazia, inclusività, partecipazione attiva e vocazione sociale, sono le parole d’ordine che ci accomunano. Perché è importante che sia presente nel vostro contesto un’associazione come la vostra e se, secondo voi, è importante che nel panorama nazionale siano sempre più numerose queste iniziative?
In un momento storico dove le occasioni di inclusività e di confronto sociale sono sempre più rare, costituire una associazione che abbia come scopo quello di favorire e promuovere il dibattito e la discussione su tematiche importanti come sport, opere pubbliche, comunità e territorio rappresenta certamente una scelta in controtendenza.
L’esigenza di avviare un percorso di questo tipo ha sicuramente trovato impulso da una serie di fattori che hanno assunto rilevanza in un periodo di tempo piuttosto coincidente: l’inizio di risultati sportivi promettenti, l’avvicinarsi di nuovi supporter e la decisione di costruire un nuovo stadio sono stati elementi che, in qualche modo, hanno imposto una riflessione sul “dove vogliamo essere tra 10 anni come comunità di tifosi?”.
Da questo è partito il progetto de L’Unionista ripercorrendo un po’ quelli che sono stati i percorsi di altre realtà in giro per l’Italia.
Siamo convinti che nel nostro contesto ma, più in generale, in tutto il territorio nazionale, iniziative come la nostra rappresentino dei presidi a tutela della comunità dei tifosi i quali, dal nostro punto di vista, dovrebbero essere più coinvolti da società e istituzioni e non visti come meri clienti destinatari di operazioni commerciali.
Il gioco del calcio, soprattutto, rappresenta un contesto dove troppe volte il business ha preso il sopravvento ed è doveroso, da parte nostra, attivare dei meccanismi di difesa che riportino il tifoso e la comunità al centro della discussione.
C’è un particolare pensiero o riflessione che volete condividere sia con la vostra base di riferimento ma anche in generale verso il mondo dei tifosi? E’ il momento secondo voi che nell’ambito del mondo del tifo tutti facciano un passo in avanti e si trovino nuove strade per sviluppare relazioni costruttive e strutturate tra tifo, club e istituzioni?
In Italia siamo ad un punto di non ritorno.
Le nuove leggi approvate per fermare la violenza degli stadi, hanno di fatto spostato il problema della stessa dagli impianti alle strade e nelle città.
Serve come prima cosa che tutto il mondo della tifoseria (ultras, club, soggetti “ibridi”), inizino a parlarsi e a fare squadra, cercando un dialogo con il Governo che permetta di “frenare” la deriva illiberale che sta colpendo tutti i tifosi, partendo dalla discrezionalità con la quale le questure vietano trasferte (il piu’ delle volte non producendo motivazioni credibili e reali), con una revisione del Daspo sportivo, che non può essere demandato alla questura di turno ma dovrebbe essere inflitto dopo un giusto processo che permetta all’imputato di difendersi; fino alla salvaguardia del tifo organizzato dentro gli stadi permettendo che si torni a poter tifare liberamente senza permessi o limitazioni, tentando così di ricreare quella passione interclassista che aveva fatto del calcio italiano un modello europeo da seguire per anni.