Il calcio italiano studia come, e se, ripartire, ma con ogni probabilità nel prossimo futuro non sarà come lo abbiamo lasciato prima dell’emergenza sanitaria del Covid 19. E questo potrebbe anche essere, nella drammaticità dell’evento, anche un bene… Il virus ha messo in evidenza, e metterà ancora di più con la probabile crisi economica che ne seguirà, tutti i limiti del ‘one man show’ tipico del modello italiano aprendo lo spazio ad una necessaria riflessione sull’opportunità di rivedere le priorità e la struttura che il calcio, e lo sport in generale, dovrebbe avere nel futuro. Recuperare il legame con il territorio che aveva nelle sue origini sarà fondamentale per poter garantire una rinascita e un rilancio nel segno della partecipazione e della sua sostenibilità.

Riportare la gente al centro del proprio progetto di sviluppo e recuperare il ruolo sociale dello sport, mettendolo al centro delle attività dei club, saranno necessari sia per la sua sopravvivenza, in particolare per quello dilettantistico, ma non solo, sia per garantirne la propria economia slegandosi dalle risorse immesse con secondi, spesso malcelati, fini da imprenditori avventurieri, ripartendo dalla base dei tifosi per ricostruirsi il proprio futuro.

L’organizzazione dello sport tedesco, partecipato e sostenibile, è sicuramente fonte di numerosi spunti per avviare questo tipo di riflessione e in tal senso abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con gli amici delle Brigate Garibaldi Sankt Pauli(che trovate sul web su FB e TW) per conoscere meglio la loro realtà, il modello del club di Amburgo e in generale il modello tedesco tra partecipazione, coinvolgimento e socialità che sono alla base della sostenibilità dello sport in Germania.

Cosa sono le Brigate Garibaldi?

Da mesi un gruppo di italiani sia in Italia che ad Amburgo stava pensando di creare una associazione che riprendesse gli ideali sociali e solidali tipici dell’esperienza del FC Sankt Pauli. Vedendo la deriva nazionalista e razzista verso cui stava andando la nostra penisola lo scorso anno in una piccola riunione abbiamo deciso di organizzarci. Il nome ce lo ha suggerito un bambino di 12 anni, figlio di uno dei fondatori delle BG, che parlò di Garibaldi come figura emblematica italiana. Noi più “grandi” a quel punto abbiamo pensato di riformare ideologicamente le Brigate Garibaldi partigiane nell’intento di  riprendere i valori fondanti della Repubblica Italiana e della nostra Costituzione. Abbiamo scritto subito uno statuto che abbiamo inviato al registro delle associazioni e contemporaneamente ci siamo iscritti al Sankt Pauli come associazione di tifosi con lo scopo di essere un ponte di unione per tutti gli amanti di questa realtà in Italia e per far rinascere questo sentimento garibaldino che abbiamo un po’ in tutti noi, anarchico, rivoluzionario, antirazzista e sopratutto con l’idea di essere i nuovi partigiani del 2000.

Quale percorso vi ha portato a dare vita a questo gruppo? Ci raccontate quali sono le iniziative che avete realizzato e quelle che avete in mente di condurre nel futuro?

Siamo 8 fondatori tra cui 2 scrittori in Italia ( Novara e Parma ) un giornalista ( Roma ) ed un freelance ( Perugia ) che hanno molta esperienze in Italia, inoltre uno di noi è stato per molti anni dirigente del FC Sankt Pauli e gli altri sono tutti abbonati da molti anni. Abbiamo cominciato a riallacciare i contatti con tutte le varie realtà sportive in Italia che si basano sulla nostra idea di associazione, le amicizie e le conoscenze, derivanti dalla nostra militanza politica, per sviluppare con tutti loro un modello che sia più vicino alla realtà del nord Europa ovvero che sia sociale e solidale. In poco tempo ci siamo fatti conoscere anche oltre i confini, sia in Grecia, Scozia o in Olanda, e grazie ai tanti emigrati collaboriamo con tante associazioni sportive e club come ad esempio il Babelsberg o il Carl Zeiss di Jena e siamo presenti sia a livello sportivo che politicamente

L’associazione USSR di Brescia in visita alle BG

Quali sono gli scopi della vostra attività associativa e quanto incide la militanza politica nelle vostre attività?

Tutta la vita è politica, ogni nostra forma e movimento è politica nel senso più lato dell’antica parola greca. Da qui tutte  le nostre attività sono e devono essere mirate allo sviluppo della socialità sia tra le persone che tra le associazioni

Voi siete legati al St Pauli cosa rende questo club così speciale? Quali gli aspetti che vi rendono più orgogliosi?

Se vai a vedere la Triestina, il Napoli o il Palermo, e ovunque nel calcio professionistico italiano, sei solo un cliente, al Sankt Pauli NOI siamo soci ( siamo stati dirigenti ), siamo inseriti e coinvolti in varie forme nella vita di questa realtà, cosa che purtroppo in NESSUNA piazza italiana sarebbe possibile. Questo ha permesso di creare una Famiglia e di sviluppare dal basso una forza indistruttibile e potentissima. Questo, ad esempio, manca nella nostra disastrata penisola

Tifosi e emergenza Covid, come hanno reagito i tifosi a questo fenomeno? Sappiamo che voi avete organizzato una grossa raccolta di materiali per l’Italia 

Logicamente in tutta la Germania ha risposto in maniera solidale a questa grave crisi, ogni associazione in loco si è data da fare per aiutare il prossimo. Qui sono stati creati gruppi di lavoro per sostenere il quartiere, la città, la popolazione locale e le associazioni più bisognose, sostenendo in particolare i senza tetto. Noi come BG ci siamo sentiti e poi coordinati con altre due associazioni di Amburgo il Centro Sardo (la più antica ass. italiana di Amburgo attiva dal 1960 ) e con lo Juventus Club Amburgo. Abbiamo cercato di raggiungere i migliori contatti dei nostri compagni emigrati qui che lavorassero in aziende mediche e farmaceutiche e poi, dopo aver ricevuto la richiesta scritta della Croce Rossa Italiana, abbiamo tartassato oltre 20 aziende legate a grossi nomi tedeschi per chiedere aiuto e sostegno durante tutta la crisi partita all’inizio di marzo. Abbiamo ricevuto molti No, grazie, molti forse, ma anche tanti Sì. Le ditte a cui ci siamo rivolti hanno inviato probabilmente oltre 1 milione di € di valore di materiale sia alla Protezione Civile che alla CRI ed anche ai vari ospedali da campo che sono stati creati in questo periodo. Materiali che abbiamo visto anche in TV sia nell´Ospedale da campo di Bergamo che in quelli di Brescia e Milano. In quel momento per noi è stato come vincere la Coppa del Mondo. Commozione estrema per noi l’aver aiutato nel nostro piccolo come “emigranti” la nostra bella Italia, una risposta politica a chi gli emigranti non li vuole neanche far avvicinare!

Ora si parla di ripartenza a porte chiuse, quale è la posizione dei club e quella dei tifosi?

Qui non abbiamo una posizione, certo la salute è la cosa più importante dopo viene lo sport per tornare ad unire e non a dividere le genti. Lo sport tutto deve essere coinvolgente e aggregativo, non divisivo

Cosa rischia il calcio tedesco se non si riparte?

Quello che tutti potrebbero rischiare… i fallimenti ma…. ma lo sport tedesco sta molto meglio di quello inglese, francese, e sopratutto italiano, grazie alla sua forza dirompente che arriva dalle associazioni che sono non solo una riserva di “menti” e di potenziale “lavoro” per la stessa associazione, ma anche di capitale. Parafrasando Carlo Marx, ma anche tanti scritti di Antonio Gramsci che sottolineano questo modello, nello sport tedesco si coniuga il lavoro con il capitale senza che l´uno manchi di rispetto all’altro

Diverse associazioni si sono dette contrarie alle porte chiuse, come conciliare con una eventuale ripartenza  le posizioni tra le parti?

Si, sono tante le associazioni che raggruppano gli interessi e i valori dei tifosi in Germania; la “Pro fans” vicina agli ambienti degli ultras, insieme alla “unsere Kurve” vicina alle associazioni sportive calcistiche, e la “fanszene deutschland” anch’essa vicina a tifosi, ultras, associazioni sportive e soci di tutte le squadre(dalla serie A al ultima categoria e sostenitori vari), non vedono bene la prosecuzione del campionato a porte chiuse per due ragioni: una strettamente economica che viene condivisa anche dagli stessi club, federazioni e leghe calcio, ovvero che sicuramente una eventuale riapertura alle curve e tribune fra un anno, o forse di più, porterebbe alla perdita di tantissimo pubblico, quindi stadi parzialmente vuoti: capite che la forza del calcio tedesco oggi sono gli stadi quasi tutti sempre esauriti. Nella serie B tedesca la media spettatori di circa 23.000 spettatori è più alta che in Serie A in Italia… La seconda è che questo potrebbe portare ad un avvicinamento di potenziali investitori stranieri o qualche cordata anche tedesca intenzionata ad approfittare della situazione di necessità per fare i propri interessi. Questo non è ben visto da quasi nessuno e provoca preoccupazione per l’integrità del nostro modello di calcio e di sport.

Una panoramica sul calcio tedesco, 50 +1 e idee per l’Italia?

Lo statuto della Deutscher Fußball-Bund (DFB) dice che possono prendere parte ai campionati di calcio, e vale per tutti gli sport, solo associazioni sportive di persone quindi ad esempio una SpA come ci sono in Italia(ad esempio club come Juventus, Roma o Lazio) in Germania non potrebbe partecipare.

Il 50+1 è una deroga a questa LEGGE. Alcune squadre infatti hanno scorporato solo la prima squadra e la primavera della sezione calcio creando una SpA la quale però deve restare sempre sotto il controllo della associazione principale che deve mantenere almeno il 50+1 dei voti nell’assemblea e quindi esercitare il controllo sulla divisione. Questo modello é assai virtuoso e permette di poter creare, come detto, il giusto bilanciamento tra capitale e partecipazione attraverso l’associazione(su TuttoCesena trovate una serie di approfondimenti su processi decisionali – Prima, Seconda, TerzaQuarta parte -). Un esempio: se Berlusconi avesse avuto una associazione invece del Milan spa ( il modello Bayern Monaco per intenderci in cui il 73% appartiene all’associazione dei soci e il restante 27% diviso equamente tra tre grossi gruppi industriali locali) avrebbe potuto vendere solo una parte della società per azioni restando sempre il Presidente del Milan ( che resta il suo sogno ). Questo crea quindi un forte cordone ombelicale tra la gente ( soci ) e la realtà sportiva, le associazioni inoltre sostengono direttamente i settori giovanili di ogni sport, una terzo delle quote raccolte annualmente dai soci, ad esempio, va a sostenere l’attività sportiva dei giovani di tutti gli sport.

Nella nostra esperienza di proselitismo in Italia ci fa piacere segnalare che sono ormai oltre 60 le associazioni presenti dalle serie semiprofessionistiche all’ultima categoria che si ispirano a questo modello. A loro non possiamo che fare i complimenti e spronarle sempre a proseguire su questa strada. Con molte di loro ci confrontiamo, gli diamo consigli e spesso facciamo incontri e dibattiti sul modello della Germania o, come diciamo noi, sul modello Sankt Pauli o Bayern di Monaco. Il risultato come potete vedere quindi è sotto gli occhi di tutti, gli stadi scoppiano di tifosi, prezzi popolari, e i club non riescono ad ingrandire i loro “piccoli stadi”. Tutti i club in Germania stanno cercando di ampliare il proprio impianto, ad esempio il Borussia Monchengladbach lo sta ampliando da circa 50 a 70.000, e anche il Colonia, Union e l’Herta di Berlino, il Friburgo o Paderborn ecc… Bayern Monaco e Borussia Dortmund vorrebbero aumentare la capienza ma gli impianti hanno raggiunto il massimo espandibile e non possono ingrandirli ( o farne uno completamente nuovo ). Il cordone ombelicale è talmente forte che la gente si trova nella casa ( lo stadio ) e ci vive 7 giorni su 7, il giorno della partita la gente arriva 3 ore prima e la devono ‘cacciare a calci’ fuori ore dopo la fine della partita per chiudere gli stadi. Al Sankt Pauli il 33% del pubblico presente allo stadio è femminile, anni luce dall’Italia. All’interno esiste anche un asilo nido, i padri lasciano i figli ( da 2 a 6 anni ) e vanno a divertirsi. C’è anche una vineria dentro. Immaginate a Roma in Tribuna Tevere una vineria con i bicchieri di cristallo… Spiegatelo a Lotito a o Pallotta e alla “polizia”. Questo modello porta la gente allo stadio tutta la settimana e non la allontana come accade da noi. Gli stadi in Germania sono fatti per la maggior parte al centro della città ( Sankt Pauli, Friburgo, Union, Colonia e altri ) perché hanno capito che non serve e non conviene farli fuori delle città, vicino alle autostrade, ma devono essere facilmente raggiungibili anche per le nonne, i nonni ed i bambini che così possono andarci agevolmente e divertirsi.

Uno dei fattori che caratterizzano il calcio tedesco è il forte legame con il territorio che si riflette con una grande partecipazione non solo durante le partite ma ogni giorno, come è stato costruito? Come il club riesce a raggiungere le tante realtà della società civile?

Le strutture si accavallano con quelle della città per cui tutto fa sport. Amburgo ha oltre 130 associazioni sportive ( dati della Lega ), le palestre scolastiche sono utilizzate dalle associazioni in maniera cooperativa per pallavolo, basket, pallamano, box, ciclismo ed altro, i fiumi vengono utilizzati dai circoli remieri, e cosi via. Questo porta ad utilizzare anche in via economica remunerativa delle strutture che esistono da sempre ( dal dopo guerra sopratutto ) come bar ristoranti e sale. Alla FIGC sono iscritti circa 2 milioni di soci tesserati che praticano sport, in Germania solo “9” milioni…

Quale il ruolo dei fan club nella creazione di questa rete? Quali sono i soggetti intermedi(es Fanladen) che permetto questa pervasività e come operano?

Le associazioni dei club di sostenitori diciamo sono la ultima ruota del carro. Il fanladen al Sankt Pauli si coordina anche le associazioni di tifosi ma in primis fa un lavoro durante la settimana di aggregazione con i soci e non, sviluppa progetti, li segue e coinvolge. Importante è la lotta alle emancipazioni di ogni genere, al sessismo, al razzismo. Quello che non fanno i coordinamenti dei tifosi in Italia

Quali sono le iniziative e gli strumenti che i club mettono in atto per alimentare e ingrandire la base dei tifosi che partecipano alla vita del club?

E’ la forma in sé del calcio tedesco che garantisce partecipazione e coinvolgimento, ad esempio al Sankt Pauli ogni tre mesi ci sono incontri per discutere delle problematiche del quartiere, non si parla solo di sport ma di tutto ciò che è socialità. Lo stadio è il luogo principale dove ci si incontra e confronta, dove si organizzano dibattiti, incontri a tema, concerti ecc… Ci si innamora dell’aggregazione e basta, è per questo che il Bayern di Monaco la più grande associazione al mondo con 290.000 soci, con tante sezioni e gruppi di tifosi sparsi per il Mondo. Ma non è un fenomeno solo tedesco, il Benfica, ad esempio, è un’altra realtà dove la partecipazione è ad alti livelli con 265.000 soci, ma anche in Brasile e Argentina è così, dal Gremio e Corinthias, al Boca Juniors di Buenos Aires, ma anche allo Young Boys di Berna in Svizzera o al Real e al Barcellona in Spagna, al Fenerbache di Istanbul che ha oltre 150.000 soci. Tutte aggregano e fanno partecipare. Quando siamo stati  alcuni anni fa a Buenos Aires ospiti del Presidente del Boca ci diceva e raccontava le stesse cose del Sankt Pauli.  Io domando a voi: perché in Italia, come altre, poche, realtà europee, si continua ad avere come modello la società per azioni con la gente trattata male e  schifata senza un senso di responsabilità, senza diritti e senza doveri?

Il Sankt Pauli in visita all’Atletico San Lorenzo a Roma

Quale percorso suggerite ai club italiani per ripartire dotandosi di una struttura nuova?

Innanzitutto ogni città è differente e deve essere vista quindi con occhio critico in se per se. Tutti hanno in ogni caso hanno assolutamente il bisogno morale, responsabile, sociale ed anche economico di organizzare e riavviare questo modello. Considerate che tutti i club odierni sono nati come il Sankt Pauli. Il Genoa football & cricket era una associazione sportiva come il Sankt Pauli mentre alla Juventus si praticava tennis, atletica, rugby, la prima partita di coppa Davis dell’Italia fu svolta a Torino nei campi della sezione tennis della Juventus contro la Francia. La Lazio ha ancora le sezioni ma sono assolutamente marginali e non coinvolte.

Noi abbiamo solo un problema in Italia difficilissimo: far capire a tutti i presidenti di A/B/C e via tutti, che hanno solo da guadagnare, ai governi chi sia sia, che solo questo modello può incentivare il fattore sociale e  risollevare il tema dello sport in Italia. Un esempio: tempo fa il CONI fece una conferenza stampa con delle magliette messe ( e poi gettate subito via ) che proponevano più sport per favorire la salute pubblica ( prima del problema del Virus ). Finita la conferenza stampa chiesero ai vari delegati e presenti come si sarebbe sviluppato il programma e al giornalista risposero tutti che non sapevano ancora e che forse dovevano ancora consultare le scuole e poi cercare di allargare l’azione del progetto. Tutti dicevano che lo sport é salute ( e siamo assolutamente d’accordo ) e lo promuovevano contro il diabete e contro l’obesità. Più movimento dicevano. Io dico oggi a voi tutti, aprite i vostri occhi e muovete la testa. Il modello Sankt Pauli, il modello Bayern Monaco, avrebbe in Italia tutti gli aspetti richiesti dal progetto del CONI senza se senza ma. Pensate quanta gente e tifosi potrebbero essere coinvolti ù in piazze come Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Palermo ecc..

E’ necessario un salto culturale? Da dove comincereste?

Non è un problema forse solo di cultura, un nostro socio mi ha detto una volta visitando il Sankt Pauli, in Italia i club sono delle ‘lavatrici’ di soldi. Forse bisognerebbe allora chiamare Gratteri ? Anche per questo alcuni club falliscono più volte in poco tempo, nel professionismo italiano ne sono falliti 150 negli ultimi 15 anni, nello stesso periodo in Germania 5 o 6, l’abisso è evidente. La Storia prima di tutto, senza la memoria non abbiamo futuro. Quindi ogni club dovrebbe ristudiare prima di tutto la propria storia … NOI delle BG saremmo volentieri al fianco anche delle Leghe e della FIGC, delle varie associazioni già costituite o costituende per aiutare il nostro sport malandato.

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