Una nuova intervista realizzata dagli amici dell’Ideale Bari Calcio(leggi la loro intervista su CommunityFootball.it QUI) su idealebari.org/, oggi è la volta del Cava United Football Club, realtà sportiva in terra campana nata nel 2014 dall’iniziativa dell’associazione di tifosi Sogno Cavese(qui la loro storia).

LE NOSTRE INTERVISTE DI CALCIO POPOLARE, PARTE VI: CAVA UNITED

1) Come spiegheresti il calcio popolare ad una persona che non ne ha mai sentito parlare?

Prima di iniziare questa intervista, consentiteci di farvi i complimenti per quello che avete realizzato in questi anni, mattone dopo mattone, gradone dopo gradone. Davvero complimenti.

Nell’entrare nel merito del significato di calcio popolare, va chiarito innanzitutto che in questi anni noi del Cava United non ce la siamo mai sentita di mettere l’etichetta “calcio popolare” alla nostra iniziativa di calcio partecipato dal basso. Il calcio, nella nostra visione romantica del pallone, è sinonimo di popolare a prescindere, per cui abbiamo ritenuto di spiegare alle persone che abbiamo incontrato in questi anni, fin dal 2010, lo slogan riportato sulla nostra pezza: “Il Calcio è della Gente!”. E, di sicuro, non è stato semplice perché potete ben immaginare la strumentalizzazione che può subire una frase del genere nei contesti in cui ci siamo ritrovati ad agire. Ma è nella semplicità dello slogan che abbiamo trovato la forza di portare avanti il nostro “Ideale”, convinti che solo il calcio della gente, fatto dalla gente, possa ridare lustro a questo nobile sport. Il Calcio è della Gente! è il nostro calcio, come lo è il calcio della piccola squadra di paese, come lo è quello delle tante realtà come le nostre, dove la strada non è ben definita da schemi preconfezionati, ma è il sentiero tortuoso dove è necessario l’aiuto di tutti per arrivare alla meta.

2) Quando nasce questo progetto, quali sono i vostri obiettivi?

Il Cava United nasce il 10 luglio del 2014 e si costituisce come cooperativa sportiva dilettantistica, ma la nascita del Club rappresenta solo il culmine di un percorso che parte nel 2010 con la costituzione dell’associazione Sogno Cavese, espressione di tutte le anime del tifo metelliano con oltre 500 associati, la quale nacque con l’ambizione di sostenere la Cavese Calcio con l’introduzione della partecipazione dei tifosi attraverso l’azionariato popolare. Il racconto di quegli anni sarebbe necessario per far meglio comprendere cosa ci mosse, ma richiederebbe uno spazio troppo ampio; diciamo che nel prendere coscienza che sarebbe rimasto solo un “sogno”, abbiamo dato vita nel post fallimento della Cavese ad una prima forma di partecipazione popolare, con alcuni imprenditori locali, all’Aquilotto Cavese, squadra che vinse tutte le gare del campionato di terza categoria. Quella squadra, che a fine stagione fece una fusione mal digerita dall’anima più intransigente di Sogno Cavese, era allenata da Emilio De Leo.

Dopo un inevitabile allontanamento da qualsiasi contesto calcistico e il giusto ridimensionamento dell’idea di azionariato popolare, quel manipolo di sopravvissuti alla tempesta di quel triennio, ripartì da esperienze territoriali con tornei per bambini, parrocchie, calcio per disabili. Ecco che prendeva forma l’idea della nostra visione di calcio, lontano da contesti che ce ne avevano fatto disinnamorare.

Era l’estate del 2014 e il “sogno” riprendeva forma. Mancava il nome, ma la scelta, effettuata in maniera democratica e partecipata da parte dei Soci fondatori, ha deciso di rendere omaggio  all’esempio regalatoci dai fantastici ragazzi dello United of Manchester. Cava United Football Club non si pone obiettivi particolari: con molta umiltà e con la voglia di far crescere gradualmente il nostro progetto, ci godiamo le emozioni uniche che ci regalano i campi polverosi di periferia.

3) Perché avete sentito l’esigenza di creare un gruppo di calcio popolare?

Riteniamo che il calcio sia ormai sull’orlo del fallimento; esiste lo show business ed oggi assistiamo al paradosso di vederlo proposto senza una componente fondamentale: i tifosi! È un calcio, soprattutto quello professionistico, che annaspa nei debiti ma continua a proporre ingaggi faraonici; a livelli inferiori, a cavallo tra il professionismo e il dilettantismo, molti campionati risultano falsati da classifiche stravolte con squadre che si ritirano prima ancora di terminare il girone di andata. Ebbene sentiamo l’esigenza di riappropriarci del gioco.

4)Com’è organizzata la gestione collettiva del progetto? 

Fin dall’inizio, pur consapevoli delle difficoltà che questo avrebbe comportato, le decisioni strategiche e fondamentali sono state collegiali. La cooperativa ha nel CdA l’organo rappresentativo ma, fintanto che si è potuto, l’Assemblea “settimanale” è stato il motore di tutto. Non mancano i contrasti, non siamo esenti da errori, ma quello che abbiamo capito in questi primi anni è che ogni decisione, e parliamo di quelle importanti relative alla policy del Club, deve passare dal confronto libero tra tutti i soci che chiaramente partecipano attivamente alla vita del Club.

5) Un episodio o un momento critico di particolare significato nella vostra storia che hai voglia di condividere con noi?

Sono stati diversi i momenti critici che abbiamo affrontato, talvolta anche molto diversi tra di loro. Alcuni hanno riguardato l’aspetto sportivo, altri la mancata coesione in determinate circostanze. Tutte occasioni vissute come momenti di crescita. Probabilmente il momento più difficile e per il quale stiamo ancora affrontando qualche strascico, è il fallimento della gestione della struttura sportiva che ci ha visti coinvolti per un paio di anni fino allo scorso marzo: speravamo di poter creare un luogo aggregativo avendo in gestione un campo di calcio a sei, senza fare i conti con i costi fissi troppo esosi e con la mancanza di energie già ampiamente utilizzate nella gestione di due squadre di calcio. Il risultato è stato tremendo, sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista dei rapporti umani. Quest’estate abbiamo tuttavia gettato le basi per un nuovo inizio  purtroppo interrotto dal distanziamento sociale forzato che stiamo vivendo e che ha sospeso un bel percorso di ritrovata aggregazione.

6) Ipotesi Lega Indipendente o circuiti ufficiali?

Indubbiamente le squadre di calcio con partecipazione popolare nascono con sempre maggior frequenza; riteniamo tuttavia che siamo ancora molto lontani dall’ambire ad avere una sorta di lega indipendente. In questi anni  abbiamo maturato diverse esperienze con altre realtà e ci siamo resi conto che ognuna di queste ha la necessità di fare il proprio percorso. Noi veniamo dallo stadio, dai campionati federali ed è in questo contesto che dobbiamo far emergere i nostri valori, con l’auspicio che possa continuare questo percorso virtuoso di nascita e crescita di nuove realtà “dal basso”. Uscire dai canali “ufficiali” ci relegherebbe ad un ruolo marginale e autoreferenziale.

7) Cosa ti gratifica di più nel Vs. progetto?

Un particolare episodio che racchiude al meglio il senso di quello che fate?Le vittorie del campo, la promozione in una categoria superiore, realizzate con le nostre forze e senza mai aver riconosciuto un rimborso spese a nessuno dei nostri tesserati sono il nostro orgoglio! Non è una questione solo di natura economica, ma  il riconoscimento implicito che tutti, indistintamente, facendo parte del Cava United si sentono parte integrante di un progetto speciale e forniscono un contributo alla causa senza alcun tornaconto, ricevendo tutta la nostra stima e riconoscenza! Quello che, però, racchiude meglio la nostra essenza è rappresentato dalle iniziative realizzate ormai da sette anni per il territorio: il torneo “Il Calcio è della Gente!” per i bambini delle scuole elementari, il torneo “Alla viva il parroco” realizzate per gli oratori della città e la coorganizzazione con la cooperativa sociale “La Fenice” del torneo “Scalciando…Insieme” per le U.O. di salute mentale della regione, rappresentano la nostra essenza. Sono il meglio di Noi!

8)Alla luce della deriva repressiva, pensi che il calcio popolare sia una risposta efficace da parte del movimento ultras?

Probabilmente non c’è altra via per essere un po’ più “liberi”!

9)Che consigli dareste a chi decidere di intraprendere un progetto di sport popolare?

Difficile dare consigli in quanto ogni situazione, ogni percorso è unico. Nel nostro piccolo ci sentiamo di poter suggerire l’attuazione di una politica dei piccoli passi in quanto la soddisfazione, la spensieratezza di una giornata di calcio vissuta a 360 gradi prescinde dalla categoria. Un altro aspetto molto importante riteniamo che sia la massima condivisione dei principi ispiratori delle nostre iniziative con tutte le componenti, dallo staff tecnico ai calciatori. Questi ultimi, in quanto protagonisti in campo, devono anche loro avere comportamenti differenti rispetto ai tanti brutti esempi che spesso si vedono sul rettangolo di gioco.

Articoli Correlati

The Return of the Dons | AFC Wimbledon by Copa90 – Video –
Calcio Popolare, l’Ideale Bari intervista il Palermo Calcio Popolare
Calcio Popolare, l’Ideale Bari intervista il Centro Storico Lebowski
Contattaci e segnala la tua storia

Lascia un Commento