Tifosi e partecipazione popolare: ‘E invece si può fare, serve organizzazione, democrazia, chiarimento di ruoli e competenze e un grande lavoro”

Una risposta all’articolo ‘Il Napoli a partecipazione popolare è impossibile. Perché Napoli non è Barcellona’ su Sport del Sud

L’articolo(qui il link) propone un commento che, va sottolineato, è uno dei pochi casi in cui non ci si è limitati a informazioni superficiali, ma dal nostro punto di vista servirebbe un’analisi ancora più profonda. L’intenzione non è una critica fine a se stessa ma la volontà di dibattere in maniera costruttiva coinvolgendo anche le voci legittimamente scettiche in un confronto che può aiutare a crescere.

Una prima considerazione a prescindere dal contenuto è: ma attualmente il calcio italiano funziona così bene da non poter valutare una qualsiasi forma di gestione alternativa? Debiti che sfiorano i 5 miliardi di euro e club in perdita strutturale da anni ci dicono forse che andrebbero almeno analizzate potenziali vie per migliorare la sostenibilità dell’intero sistema. Penso basterebbe questo almeno per dibattere di forme alternative/integrative di governance. Soluzioni che sicuramente sono complesse da sviluppare ma nulla è impossibile con un lavoro serio.

Partendo dal sottotitolo:

”perché i modelli di Barcellona e Real Madrid non sono esportabili. Non per questioni tecniche o giuridiche, ma per una distanza antropologica e sociale profonda. Lì il calcio nasce come istituzione collettiva. Qui resta un fatto emotivo e identitario. Copiare quei sistemi non democratizzerebbe il Napoli.”

In realtà ovunque il calcio è nato come istituzione collettiva, come evidenziato nello studio ‘How did Football Ownership become from an Emotional Asset in a Financial Commodity? A 150-Year Analysis of Shifting Normative and Unintended Consequences’. Luis Carlos Sanchez, Angel Barajas and Patricio Sanchez-Fernandez(2025)(Link). Il problema non è antropologico, ma politico ed economico: scelte legislative e aperture indiscriminate al mercato hanno trasformato il calcio in un asset finanziario, accentuate dalla finanziarizzazione spinta delle proprietà straniere. Paradossalmente, l’emotività e la passione delle tifoserie italiane potrebbe proprio svolgere un ruolo di aggregante. Inoltre nel nostro Paese la convivialità e la cooperazione in tanti settori sono di gran lunga più sviluppate rispetto a Paesi come l’UK, la Germania e la Spagna, celando un potenziale ancora inespresso.

”Cambiano i tempi, cambiano i mezzi, ma resta intatta la convinzione che, al posto di chi comanda o decide, sarebbe andata diversamente. Meglio. A sostegno di questa illusione vengono spesso citati esempi esteri, Barcellona, Real Madrid, e altri casi di partecipazione popolare, come se bastasse pronunciarne il nome per importarne automaticamente il modello. Ci si dimentica però che lì esistono una tradizione, una cultura associativa, una stratificazione storica che precede il calcio stesso. Il calcio, più di ogni altro settore, alimenta l’idea che basti il sentimento a sostituire la competenza. Qui l’improvvisazione non è un difetto. È quasi un prerequisito.”

Qui va precisato un aspetto: in nessun modello di riferimento che sia UK, Germania o Spagna(Eingetragener Verein, Supporters’ Trust o ‘Socios’, qui I modelli diffusi in Europa) il tifoso comune, privo di competenze, finisce in ruoli dirigenziali. In questi modelli il tifoso, attraverso un’organizzazione democratica, da un indirizzo alla governace affidando ai professionisti del settore la gestione operativa. Una sintesi di come il processo avviene nella maggior parte dei club in Germania(realtà da guardare più del fenomeno ristretto spagnolo): l’assemblea degli associati elegge il consiglio di sorveglianza(canditati anche in base al curriculum), questo consiglio vaglia i profili candidabili per il consiglio di amministrazione, i candidati si propongono come vertice di una lista, gli associati votano il solo candidato capolista che diventa presidente del cda, in caso di elezione i componenti della lista vengono nominati consiglieri. Questo organo si occupa di selezionare il managment operativo del club con il consiglio di sorveglianza che vaglia solo operazioni che possono incidere sulla vita a medio-lungo termine. Se gestiscono male, alla scadenza del mandato(2-3 anni) o su impulso di una maggioranza qualifica, vengo rimossi. Questa la prassi per i club che hanno mantenuto la forma di Eingetragener Verein (e.V.), associazione registrata. Per i club che invece operano in deroga 50+1 la situazione è simile: l’Eingetragener Verein esercita il 50+1 dei diritti di voto nella divisione sportiva scorporata dall’associazione e conferita in società di capitali(spa, srl, società in accomandita semplice o per azioni).

Esempi pratici:

  • l’associazione che controlla il Borussia Dortmund, la Ballspielverein Borussia 09 EV Dortmund, detiene circa il 5 % della società quotata Borussia Dortmund GmbH & Co. KGaA, ma è l’unico socio autorizzato a gestire l’azienda calcio(con procedure simili, consiglio di sorveglianza e cda, bilanciati da organismi di controllo econmico finaiziario espressi dagli altri azionisti/soci).
  • Diverso il caso del Bayern Monaco: il club calcistico è stato scorporato dalla polisportiva guidata dalla Bayern München EV(associazione sportiva di persone con oltre 400.000 soci), che però continua a detenere il 75% della divisione calcio Bayern München AG (società di capitali), nella quale esercita il 100% del potere decisionale ed esprime l’intera rappresentanza nel CdA, insieme ad Audi, Allianz e Adidas, ciascuna con quota pari all’8,33%, che partecipano esclusivamente alla ripartizione degli utili di esercizio(azioni privilegiate), senza avere alcuna rappresentanza nel CdA stesso, ma solo negli organi di controllo rappresentati dai probiviri e dai sindaci.

Nei riferimenti a partecipazione popolare, azionariato popolare e azionariato diffuso l’unico che avrebbe impatto è il primo, del resto le altre due forme, già sperimentate con i club quotati in borsa, sono solo contribuiti di fatto a fondo perduto che atomizzano il tifoso che non conta nulla. Diverso se si opera con un strumento organizzato democraticamente, le tifoserie sono di fatto già frammentate solo che non hanno la minima rappresentanza(qui I modelli di influenza dei tifosi. Le 7 vie per la partecipazione attiva(Doc). Avere un luogo di confronto e di decisione democratica almeno consentirebbe di far sentire la propria voce, in maniera seria, e organizzata. La nostra intera vita è scandita dalle coseguenze di voti democratici, perchè non possiamo, in una dimensione ridotta e sicuramente meno rilevante per le nostre vite, applicarli al nostro club? Sopratutto non è necessiario essere dentro alla società per sviluppare forme costruttive di dialogo(qui Forme di relazione e dialogo tra club e tifosi).

L’unico aspetto veramente da valutare è la vera voglia di fare emergere ‘dal basso’ una nuova consapevolezza(qui Tifosi e partecipazione popolare: la spinta ‘dal basso’ per costruire un percorso di partecipazione attiva dei tifosi).

(per approfondire: Tifosi e Partecipazione attiva: le differenze tra partecipazione popolare / azionariato popolare / azionariato diffuso / crowdfunding dei tifosi)

Infine, troppo spesso si fa riferimento alla partecipazione popolare solo in funzione economica ma vanno assolutamenti valutati anche gli effetti in altri ambiti. In particolare lo sviluppo di una corretta partecipazione attiva può determinare:

– un miglioramento dell’impatto sociale sul territorio che si genera orientando la gestione del club secondo le indicazioni/esigenze della base del tifo,

– responsabilizzazione del tifoso rispetto alla complessità gestionale di una società,

– mitigare le conflittualità tra tifo e società e con le altre tifoserie,

– favorisce la realizzazione di momenti di confronto sulle più rilevanti tematiche sociali che possono trovare nel club e nello sport in generale terreno fertile per la loro discussione e veicolo per la loro promozione,

– la presenza di un’associazione attiva che svolge opera di controllo sulla gestione riduce la possibilità che da parte del club si pongano in essere attività opache o illegali. In questo modo l’associazione funge da garante per sponsor e potenziali investitori,

– l’orientamento verso la sostenibilità sul lungo termine dell’associazione può influenzare le politiche di sviluppo della società spingendole verso una pianificazione pluriennale e una sua strutturazione più solida,

– l’associazione può essere partner naturale del club nella definizione delle strategie di marketing, sopratutto in presenza di proprietà che non appartengono al territorio, la base del tifo può svolgere un’opera di orientamento del management e favorire la comprensione delle dinamiche locali

(per approfondire: Tifosi e partecipazione popolare: utilità, benefici e risultati di un percorso di partecipazione attiva)

Quindi in sintesi: ‘E invece si può fare, serve organizzazione, democrazia, chiarimento di ruoli e competenze e un grande lavoro”.

Per approfondire:

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